Rock and Rock – (1975) – Deep Purple

Rock and Rock – (1975) – Deep Purple
“In Rock”

Data: 20 gennaio 2013. Luogo: real stanza da bagno. Scena: gomiti sulle ginocchia a fare da leggio ed in mano la più qualunquista delle riviste ad assecondare  l’atto. Intervista a Gianna Nannini…passo…anzi no…leggo! La Gianna nazionale esordisce con una frase che si rivelerà la musa ispiratrice di questa rubrica. “Non si può fare di tutto il rock un fascio!”

“Rock and Rock”  è il tributo settimanale a quelle opere d’arte musicale che hanno rotto gli schemi

segnando prepotentemente ed inesorabilmente il periodo storico nel quale hanno preso vita.  Ve le presentiamo nella loro forma primordiale, il vinile.

Keith Richards, chitarrista dei Rolling Stones, diceva: “Per fare un disco rock, la tecnologia è la cosa meno importante”.

Buon ascolto

 Deep Purple – “In Rock”

Deep Purple – “In Rock”

1975 il quinto album. Fu il primo ad essere  registrato  con la formazione classica, quella che vede Ian Gillan, Roger Glover, Ian Paice, Jon Lord, Ritchie Blackmore,  e’ un lavoro straordinariamente importante nella storia della musica del decennio,  infatti qui per la prima volta l’ hard rock che posizionera’  il gruppo nella sacratrimurti dell’hard rock inglese con led zeppelin e black sabbath  fa la sua comparsa.  il disco include brani magistrali e senza tempo, e’ dall’ iniziale ”speed king” che si capisce il cambio di clima, che richiama ora deliranti cacofonie di chitarra elettrica in un clima di surreale potenza distruttiva, ”child in time” pur se ispirata dai  it’s a beautiful day, e’ un crescendo da infarto in cui Ian Gillan da una delle sue piu’ convincenti interpretazioni di sempre, ”flight of the rat” e’ l’archetipo del nuovo hard, ”into the fire” e ”living wreck” sono esempi da manuale di energia creativa e potenza sonora. un album estremamente riuscito, sia a livello compositivo che di esecuzione, con brani magnifici e suonato con uno stile per allora rivoluzionario che influenzera’ la musica rock per molti decenni ancora, forse non maturo come ”machine head” ma di questo piu’ fresco e creativo. un caposaldo della musica del secolo passato.

Fonte: Rock Bottom Records
Foto: Andrea Zinghini

 

Rock and Rock – (1971) – Led Zeppelin

Rock and Rock – (1971) – Led Zeppelin
“IV”

Data: 20 gennaio 2013. Luogo: real stanza da bagno. Scena: gomiti sulle ginocchia a fare da leggio ed in mano la più qualunquista delle riviste ad assecondare  l’atto. Intervista a Gianna Nannini…passo…anzi no…leggo! La Gianna nazionale esordisce con una frase che si rivelerà la musa ispiratrice di questa rubrica. “Non si può fare di tutto il rock un fascio!”

“Rock and Rock”  è il tributo settimanale a quelle opere d’arte musicale che hanno rotto gli schemi

segnando prepotentemente ed inesorabilmente il periodo storico nel quale hanno preso vita.  Ve le presentiamo nella loro forma primordiale, il vinile.

Keith Richards, chitarrista dei Rolling Stones, diceva: “Per fare un disco rock, la tecnologia è la cosa meno importante”.

Buon ascolto

 Led Zeppelin – “IV”

Led Zeppelin – “IV”

Pubblicato in Inghilterra  nel Novembre del 1971 dopo ”Led Zeppelin 3” e prima di ”Houses Of The Holy”, giunto al numero 1 delle classifiche Uk ed al numero 2 di quelle USA. Il quarto lp. Capolavoro senza se e senza ma, e’ sicuramente uno degli albums piu’ noti di tutti i tempi,  archetipo del sound degli anni ’70, mischia in un caleidoscopio senza precedenti folk, rock’n’roll, heavy, hard rock, blues. Partendo dal folk rurale, ispirazione principale per l’album precedente, il gruppo crea un ibrido epico che ha come riferimento testuale la religione, la magia ed il misticismo trascendente; album complesso e che si presta a molteplici letture, anche esoteriche, porta il loro sound apocalittico a piena maturazione, in un lavoro che, nel suo genere, non sara’ mai piu’ eguagliato ne’ dal gruppo stesso ne’ tantomeno da altri. Tra i brani contenuti, tutti celeberrimi,  ”Stairway To Heaven”, ”Black Dog”, ”Rock’n’Roll”, ‘The Battle of Evermore” con Sandy Danny alla voce, ”Mysty Mountain Top” , ”Four Sticks”, ”Going To California”, ”When The Leaves Breaks”. Con questo lavoro gli Zeppelin detronizzano i Beatles nel referendum annuale dei migliori gruppi del mondo.

 

Fonte: Rock Bottom Records
Foto: Andrea Zinghini

Rock and Rock – (1977) – The Clash

Rock and Rock – (1977) – The Clash
“The Clash”

Data: 20 gennaio 2013. Luogo: real stanza da bagno. Scena: gomiti sulle ginocchia a fare da leggio ed in mano la più qualunquista delle riviste ad assecondare  l’atto. Intervista a Gianna Nannini…passo…anzi no…leggo! La Gianna nazionale esordisce con una frase che si rivelerà la musa ispiratrice di questa rubrica. “Non si può fare di tutto il rock un fascio!”

“Rock and Rock”  è il tributo settimanale a quelle opere d’arte musicale che hanno rotto gli schemi  segnando prepotentemente ed inesorabilmente il periodo storico nel quale hanno preso vita.  Ve le presentiamo nella loro forma primordiale, il vinile.

Keith Richards, chitarrista dei Rolling Stones, diceva: “Per fare un disco rock, la tecnologia è la cosa meno importante”.

Buon ascolto

 The Clash – “The Clash”

The Clash – “The Clash”

L’epocale primo album della band londinese di Joe Strummer (ex 101’ers) e Mick Jones, immenso
capolavoro della storia del punk rock, uscito su CBS nell’aprile del 1977 in Inghilterra, dove giunse al 12esimo posto in classifica, e su Epic in America solo nel 1979 (con molti brani cambiati rispetto alla versione europea). Sicuramente tra i 100 dischi di tutti i tempi. Dopo lo storico singolo d’esordio del gruppo “White Riot”, due mesi dopo il primo lp dei Damned e svariati prima di “Never Mind The Bollocks” dei Sex Pistols, e’ sicuramente tra gli album di debutto piu’ belli ed importanti di tutti i tempi. Contiene quattordici episodi davvero immortali, indimenticabili anthems di travolgente combat rock che si scagliano con una sincerita’ quasi commovente ed una forza raramente eguagliata contro le istituzioni dell’Inghilterra tatcheriana, i malesseri e le disparita’ sociali. Tutti i brani andrebbero citati in un disco di tale straordinaria bellezza, ci limitiamo a ricordare le serratissime “Janie Jones”, “I’m So Bored With The USA”, “White Riot”, “What’s My Name” (composta quando ancora nel gruppo c’era Keith Levene), “London’s Burning” (uno dei brani manifesto di tutto il punk inglese) e “Career Opportunities”, od episodi che lasciano gia’ intravedere alcuni dei successivi sviluppi della musica della band, come “Remote Control”, “Garageland” o la magnifica cover del classico reggae di Lee Perry “Police & Thieves”. Fondamentale

Fonte: Rock Bottom Records
Foto: Andrea Zinghini

Rock and Rock – Sex Pistols

Rock and Rock – (1977) – Sex Pistols
“Never Mind the Bollocks”

Data: 20 gennaio 2013. Luogo: real stanza da bagno. Scena: gomiti sulle ginocchia a fare da leggio ed in mano la più qualunquista delle riviste ad assecondare  l’atto. Intervista a Gianna Nannini…passo…anzi no…leggo! La Gianna nazionale esordisce con una frase che si rivelerà la musa ispiratrice di questa rubrica. “Non si può fare di tutto il rock un fascio!”

 “Rock and Rock”  è il tributo settimanale a quelle opere d’arte musicale che hanno rotto gli schemi  segnando prepotentemente ed inesorabilmente il periodo storico nel quale hanno preso vita.  Ve le presentiamo nella loro forma primordiale, il vinile.

Keith Richards, chitarrista dei Rolling Stones, diceva: “Per fare un disco rock, la tecnologia è la cosa meno importante”.

Buon ascolto

Sex Pistols – “Never Mind the Bollocks”

Sex Pistols – “Never Mind The Bollocks”

Uscito in Inghilterra il 28 ottobre del ’77, dopo infiniti rinvii, “Never Mind The Bollocks Here’s the Sex Pisols” e’ un’ opera il cui impatto sull’ immaginario sia musicale che “estetico” del suo tempo e’ stato davvero a dir poco enorme, per parlare del contenuto del quale, a scelta, basta una parola (“EPOCALE”) od occorrerebbero libri, momento di massima gloria nella breve, intensissima e sgangherata esistenza di una band nata da troppe spinte diverse e contrastanti, ed in cui l’ ingresso di Sid Vicious aveva definitivamente spostato gli equilibri verso le tendenze autodistruttive che esploderanno durante la tournee americana. Il punk rock e’ tutto qui’: spirito iconoclasta, tra ironia e rivolta anarchica, un minimalismo musicale in violenti brani da due accordi che paradossalmente restituiscono l’ arte alla musica, o la musica all’ arte, dopo anni di buio, la sacrosanta voglia di sfondare le barriere dell’ immobilismo, ma con la consapevolezza del vuoto aldila’. Inni come “God Save the Queen”, “Pretty Vacant” o “Anarchy in the Uk”, aldila’ delle tante disquisizioni sull’ effettivo valore della band, o su quanto fosse manipolata da Malcom McLaren, appartengono ormai alla memoria collettiva, e vi hanno lasciato una traccia profondissima. Se nel ’77 compraste al posto di questo ”Going for the one” degli Yes, non e’ ancora troppo tardi per pentirsene.

Foto: Andrea Zinghini
Collezione privata: Luigi Rella

Fonte: Rock Bottom Records

Rock and Rock – The Doors

Rock and Rock – (1968) – The Doors
Waiting for the sun

Giorno: 20 gennaio 2013.
Luogo: real stanza da bagno.
Scena: gomiti sulle ginocchia a fare da leggio ed in mano la più qualunquista delle riviste ad assecondare l’atto.

Intervista a Gianna Nannini… passo! anzi no, leggo!
La Gianna nazionale esordisce con una frase che si rivelerà la musa ispiratrice di questa rubrica: “Non si può fare di tutto il rock un fascio!”
“Rock and Rock” è il tributo settimanale a quelle opere d’arte musicale che hanno rotto gli schemi segnando prepotentemente ed inesorabilmente il periodo storico nel quale hanno preso vita. Ve le presentiamo nella loro forma primordiale, il vinile.
Keith Richards, chitarrista dei Rolling Stones, diceva: “Per fare un disco rock, la tecnologia è la cosa meno importante”.

Buon ascolto

The Doors – “Waiting for the sun

1968 – The Doors “Waiting for the sun”

Pubblicato in Usa nell’ agosto del 1968 dopo ”Strange days” e prima di ”The Soft Parade”, giunto al numero 1 delle classifiche americane e pubblicato in uk nel settembre dello stesso anno dove giunse al numero 5 delle charts. Il terzo album. Lavoro meno psichedelico e piu’ roots e blues dei precedenti, presenta anche una nuova vena melodica molto accentuata; brani quali ”Love street”, ”Wintertime love”, ”Summer’s almost gone” o ”Yes the river knows” mostrano chiaramente questa faccia della band che era in penombra nei due lavori precedenti del 1967, ma per contro ”The unknown soldier”, ”Hello i love you”, ”Spanish caravan” e ”Five to one” sono invece completamente in tono con le prove che lo precedono. Da porre l’attenzione inoltre sulla presenza di ”Not to touch the earth”, unica parte rimasta del leggendario progetto poetico musicale di Jim Morrison purtroppo mai terminato ”The celebration of the lizard”. Uun album carico di energia e con inaspettate soluzioni sonore che si colloca artisticamente esattamente la’ dove lo pone la data di uscita, ovvero tra l’energia dissacrante dei primi due lp’s e la poesia introspettiva dei successivi.

Fonte: Rock Bottom Records