Mercoledì Film – LO HOBBIT – LA DESOLAZIONE DI SMAUG di P. Jackson

“Mercoledì Film” è la rubrica settimanale delle “pellicole” che sia in bene che in male, ci hanno emozionato. Insomma, “qui” scriveremo (senza nessuna pretesa) di film visti, rivisti, da consigliare e da sconsigliare. Buona Lettura!

LO HOBBIT – LA DESOLAZIONE DI SMAUG

Durata: 161 min.
Regia: Peter Jackson
Fotografia: Andrew Lesnie

“ io sono fuoco, io sono morte”

Continua l’avventura di Bilbo Baggins e dei suoi tredici amici nani tra le terre selvagge, come sapete, se avete già letto la recensione sul precedente film io sono di parte, ed anche questa volta Peter Jackson vola altissimo e migliora quello che era stato fatto prima un film epico dove aumenta il ritmo l’ adrenalina.

Ormai siamo arrivati finalmente alle porte della montagna solitaria e siamo pronti ad incontrare il drago, cosa che avviene in maniera magistrale sia dalla regia, la sequenza di bilbo e Smoug vale il biglietto del film, che negli effetti visivi che ci regala un drago degno del suo nome bellissimo e spaventoso, che e nella recitazione di Martin Freeman che dialoga con Smaug come avendolo realmente davanti.
Siamo paralizzati davanti allo schermo seguendo le vicende di Gandalf che oramai è sicuro di trovarsi davanti al Singore Oscuro, ci addentriamo sempre di più nel mondo degli elfi, bellissima la seguenza della fuga dai barili, per chi ha amato il libro ne sarà felice, ci accorgiamo dei mutamenti di billbo dovuti all’anello, ma tanti nuovi personaggi che attirano con le loro gesta, una pecca troppo poco il tempo sullo schermo del mutaforma Beorn, un personaggio importante sull’libro, ma sicuramente nella versione estesa per l’Home video, Peter ha promesso mooolto di più e noi lo aspettiamo, o almeno io sicuramente.

 

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Voto:       8
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CARTASTRACCIA – IL TEMPO DI BLANCA di M. Serrano

CARTASTRACCIA

Letture disordinate, consigli e bla bla bla.

“IL TEMPO DI BLANCA”

Siamo a  Santiago, nel dopo dittatura cileno, dove Blanca conduce la sua tranquilla esistenza di donna, moglie e madre.
Una vita appagante – e certamente un po’ borghese – che, con una velocità spiazzante cambia drasticamente.
Prima la conoscenza con persone di estrazione sociale diversa, poi l’amore clandestino per un rifugiato politico la scuoteranno dalla sua vita ovattata e la costringeranno a prendere coscienza di ciò che la circonda.
In questa rinnovata volontà di conoscere e guardare il mondo con occhi nuovi, Blanca viene letteralmente aggredita da qualcosa di inimmaginabile: un ictus che la renderà afasica, cioè non più in grado di parlare né scrivere.
Davanti al bivio dell’isolamento e della condanna alla solitudine, Blanca sceglie di reinventarsi, di comunicare con lo sguardo ed abbandonarsi ad un mondo silenzioso ma di intensa comunicazione..
Un romanzo interiore e che tocca corde molto profonde e, – seppur solo con poche immagini ed accenni-  ci ricorda quanto aspra sia stata la dittatura cilena e quanto dolore abbia lasciato alle sue spalle.

“Tagliarsi fuori del tutto, la tentazione è forte.
Essere libera: smettere di essere una persona.
Smettere di essere una persona: la libertà.
Tentazione di vivere al margine.”

CARTASTRACCIA – IL RAGAZZO GIUSTO di V. Seth

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“IL RAGAZZO GIUSTO”

Non lasciamoci spaventare dalla quantità di pagine, carta e parole che vediamo non appena prendiamo in mano questo libro.

Vikram Seth ha la capacità di far scorrere le pagine come uno spartito, rendendo le parole come musica.
Siamo nel 1951, nell’India del “dopo Ghandi” e la storia d’amore di cui parla questo romanzo è solo lo scheletro di qualcosa di più ampio, e cioè dello spaccato che lo scrittore ci fa di quell’India ancora tentennante tra tradizione e modernità, della sua evoluzione politica e sociale e della sua lenta ma inesorabile trasformazione.

Attraverso Lata, – ragazza di buona famiglia poco più che adolescente  – i suoi sentimenti per un ragazzo impossibile e le sue domande sul senso della sua stessa esistenza, Seth ci porta a farci le stesse domande della protagonista, chiedendoci se sia corretto essere solamente dei taciti spettatori della nostra vita.

I personaggi, gli incontri, e la magia dei luoghi dell’India, porta tanto all’introspezione, quanto alla contemplazione dell’idea di “amore”, che qui compare con tutta la sua irruenza, passando dalle labbra arrabbiate della protagonista fino a sfociare nel chiasso festoso delle vie di Brahmpur, delle quali respiriamo gli odori, percepiamo i colori e perfino i sapori.

Una lettura oltre ogni aspettativa, carica di significati e di mistico realismo.

CARTASTRACCIA – LA CASA DEGLI SPIRITI di Isabel Allende

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“LA CASA DEGLI SPIRITI”

1982. Primo romanzo della scrittrice cilena, saga familiare al femminile che racconta delle tre generazioni di donne della famiglia Trueba.
Esteban, fidanzato della bella Rosa dai capelli verdi, tragicamente morta per errore, sposa sua sorella, la giovane e strana Clara, rimasta muta dal giorno della morte di Rosa.
Sullo scenario politico incerto e turbolento del Cile, con lo sfondo del golpe militare spicca in primo piano il rapporto tra Clara ed Esteban e la storia di Blanca, loro figlia, legata sentimentalmente al rivoluzionario Pedro.
Esteban, conservatore di destra, compie un cammino di consapevolezza e cambiamento che lo porterà ad un’introspezione profonda, aiutato dall’enorme volontà di sua moglie, fino alla completa coscienza del reale e cioè che la vera pienezza della sua vita non viene dai successi ottenuti, né dal potere, né dal denaro, bensì dall’amore della sua sposa, di sua figlia e di sua nipote.
Riconciliato con il passato accoglierà la nascita di sua nipote Alba, aiutando Blanca e Pedro a scappare in Canada.
Romanzo poetico e struggente, con il punto di forza delle fantastiche descrizioni tipiche della Allende, che ci ammalia e ci convince anche che la chiaroveggenza di Clara non sia nulla di strano né qualcosa di cui si debba in qualche modo dubitare.
“Così come quando si viene al mondo, morendo abbiamo paura dell’ignoto. Ma la paura è qualcosa d’interiore che non ha nulla a che vedere con la realtà. Morire è come nascere: solo un cambiamento.” 

CARTASTRACCIA – SOFFOCARE di Chuck Palahniuk

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“SOFFOCARE”

Victor Mancini, studente di medicina e figlio di una madre anziana e ricoverata presso una casa di cura, inventa un modo – del tutto originale – per sbarcare il lunario: va in un ristorante e finge di soffocare. Ogni volta qualcuno lo salva e si sente così responsabile del suo “essere vivo” che inizia a mandargli soldi come farebbe  qualunque buon padre.
Sesso-dipendente, incostante e apparentemente superficiale, Victor si imbatte nella bella dottoressa Paige, conosciuta nella clinica di sua madre.
Una serie di vicende assurde – che lasceranno il lettore con quel senso di curiosità fino all’ultima pagina – coinvolgerà i due protagonisti, fino ad arrivare a situazioni grottesche e irreali… Ma come dice lo stesso Palahniuk “l’irreale è più potente del reale, perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione cui può spingersi l’immaginazione“.
Un romanzo a tratti comico, a tratti satirico e a volte persino inconcludente, che ci lascia, alla fine, con un leggero senso di delusione, non tanto per il libro in se, quanto per le illusioni cui ci aveva spinto a credere.

CARTASTRACCIA – TRILOGIA DELLA CITTA’ DI K. – Agota Kristof

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“TRILOGIA DELLA CITTA’ DI K.”

Una città indefinita, un tempo vago e persone simili a fantasmi.
Agota Kristof inizia così il suo romanzo, con  una crudeltà e una freddezza che non si è pronti a leggere in un incipit di un libro.
Due bambini  – che inizialmente sembrano essere stati salvati dalla loro stessa mamma –  vengono lasciati alla nonna per poter sfuggire alle bombe che si abbattono come stelle cadenti sulla grande città di K.
Ma la salvezza è ben lontana. Non esiste salvezza perché la guerra, il dolore, la sofferenza e l’orrore vanno oltre il tempo ed i luoghi.
Tutta la prima parte della trilogia è pervasa dal senso del “vero”. La sensazione che ci si incolla addosso è quella che stiamo leggendo qualcosa di indiscutibilmente reale. Entrando nella seconda parte si ha la sensazione di aver perso ogni intima barriera contro il micidiale veleno della verità.
Ma lentamente sembra di riconoscere punti di normalità, di vita vissuta, di luoghi familiari… Eppure, dopo poche pagine, ci rendiamo conto di essere dentro un vortice di caos che ci ha fatto inseguire la dimensione cui siamo abituati lasciandoci con la cocente delusione di aver rincorso una chimera.
Non c’è speranza. Non ce ne sarà. Nessuna redenzione.
Tagliente come una lama, la Kristof ci mostra un mondo arido, secco e sterile. Un romanzo che non lascia indifferenti.

CARTASTRACCIA – IL CACCIATORE DI AQULONI di Khaled Hosseini

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“IL CACCIATORE DI AQUILONI”

“Tornare a Kabul era come imbattersi in un vecchio amico e scoprire che la vita era stata impietosa con lui, privandolo di tutto.”

Sullo sfondo lo spaccato di trent’anni di Afghanistan. La fine della monarchia, l’invasione russa, l’avvento dei Talebani. In primo piano il racconto della vita di due ragazzi, di un’amicizia spezzata e di scelte.

Amir ed Hassan. L’apparente favola del principe e il povero diventa in realtà una storia di legami e di crescita interiore.
Hosseini descrive in maniera ammirevole e sicuramente suggestiva la sfera emotiva e la crescente consapevolezza della responsabilità delle scelte del protagonista.
Alla fine degli anni 70 durante  “la caccia agli aquiloni” nella città di Kabul, Amir assiste allo stupro di Hassan – suo servitore ma intimo amico –  da parte di alcuni coetanei; la decisione di non intervenire lo seguirà inconsciamente per tutta la vite, riaffacciandosi prepotentemente moltissimi anni dopo, nella sua tranquilla esistenza di marito, negli USA, dove suo padre lo aveva portato – ancora adolescente – per salvarlo dall’occupazione russa dell’Afghanistan.
Ed è il senso di colpa per la profonda ingiustizia inflitta al suo amico che condurrà Amir dall’America alla sua terra natia, percorrendo un viaggio più alla scoperta delle relazioni e dell’amore che di un luogo fisico e  che gli permetterà di purificare il dolore covato negli anni e di diventare finalmente ricco di quei valori e di quell’affetto che il suo amico Hassan gli aveva silenziosamente dimostrato.
Un racconto poetico ma non sdolcinato in cui Khaled Hosseini ci insegna senza mettersi in cattedra quanto le responsabilità, l’amore e le relazioni umane siano una parte fondamentale della vita e come, senza di esse, molte delle cose che ci circondano perdano di senso.

CARTASTRACCIA – LA PROVA DEL MIELE – Salwa Al-Neimi

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“LA PROVA DEL MIELE”

Certamente ingannati da una copertina che promette avventurette erotiche da romanzo rosa, sfogliando queste pagine veniamo in realtà immersi in un mondo intimo e nascosto, fatto di rituali e sensualità.
Lentamente ci troviamo coinvolti nel racconto di una vita privata, intima, e segreta tenuti per mano da una donna estremamente sensuale – seppur rivestita di una forza e una ribellione che quasi sembrano non appartenerle – che ci fa inspiegabilmente accantonare lo stereotipo preconcetto per il quale il sesso è sinonimo di peccato in moltissime culture.
Un racconto intellettualmente erotico che coinvolge non solo i sensi ma anche la mente, che ci permette di affacciarci alla malizia femminile e a quel mondo nascosto fatto di chiacchiere appena sussurrate e sorrisi velati, portandoci a comprendere l’importanza del piacere in una cultura tanto complessa quale quella siriana, senza tuttavia la pretesa di farlo.
Un percorso che Salwa Al-Niemi compie grazie al “Pensatore”, emblema di quel “qualcuno” che ci porta a conoscere la vera natura dei nostri desideri.
Noi tutti” – dice la poetessa siriana – “abbiamo un pensatore, che ci aspetta in qualche angolo di questo mondo per rivelarci come siamo, per farci scoprire le nostre capacità, per farci addentrare nel nostro labirinto interiore“.

CARTASTRACCIA – NORWEGIAN WOOD di Haruku Murakami

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“NORWEGIAN WOOD”

Siamo alla fine degli anni sessanta e i tumulti universitari e l’aria rivoluzionaria di quel periodo fanno solo da sfondo alla storia di Murakami.
La storia parla di Watanabe, studente solitario e ancora carico di un’ansia quasi adolescenziale, che incontra la fidanzata del suo migliore amico morto suicida, Naoko, con la quale stringerà un legame indissolubile, fatto d’amore e delicatezza.
Quando Naoko porterà lontano dalla grande città le sue fragilità per rifugiarsi in un istituto psichiatrico, Watanabe stringerà un legame del tutto diverso – ma altrettanto intenso – con Midori, sua compagna di università.
Coinvolto e travolto dalle evoluzioni di queste relazioni, che sono solo due delle molte esperienze relazionali che vivrà nell’arco della storia, Watanabe si troverà spesso davanti al mistero della vita e della morte, comprendendo che quest’ultima è legata e inscindibile alla prima.
Con un insolito realismo – seppur fragile, pacato e delicato – Murakami ci coinvolge emotivamente tanto da lasciarci profondamente scossi nello sfogliare l’ultima pagina e nel leggere la parola “Fine”.

CARTASTRACCIA – CENT’ANNI DI SOLITUDINE di Gabriel Garcìa Màrquez

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“CENT’ANNI DI SOLITUDINE”

Gabriel Garcìa Màrquez ci porta a Macondo, un’immaginaria località del sud america, dove prende vita la saga familiare dei Buendìa, stirpe favolosa, mastodontica e altrettanto fragile.
Tra le trentadue rivoluzioni promosse e perdute dal Colonnello Aureliano, tra i ricami del sudario di Amaranta e le farfalle gialle che svolazzano all’arrivo di Mauricio Babilonia, ci sentiamo ciclicamente innalzati e abbattuti dalle vicende altalenanti di ognuno dei personaggi, fino a venire risucchiati nel vortice di vento che spazzerà la città degli specchi (o degli specchietti).
Premio Nobel per la letteratura del 1982, la storia delle sette generazioni di “Aureliani e di Arcadi” già scritta da secoli nelle carte di Melquiades, è così realistica da rendere il fiabesco e il surreale solamente una vaga percezione del lettore.