CARTASTRACCIA – SOFFOCARE di Chuck Palahniuk

CARTASTRACCIA

Letture disordinate, consigli e bla bla bla.

“SOFFOCARE”

Victor Mancini, studente di medicina e figlio di una madre anziana e ricoverata presso una casa di cura, inventa un modo – del tutto originale – per sbarcare il lunario: va in un ristorante e finge di soffocare. Ogni volta qualcuno lo salva e si sente così responsabile del suo “essere vivo” che inizia a mandargli soldi come farebbe  qualunque buon padre.
Sesso-dipendente, incostante e apparentemente superficiale, Victor si imbatte nella bella dottoressa Paige, conosciuta nella clinica di sua madre.
Una serie di vicende assurde – che lasceranno il lettore con quel senso di curiosità fino all’ultima pagina – coinvolgerà i due protagonisti, fino ad arrivare a situazioni grottesche e irreali… Ma come dice lo stesso Palahniuk “l’irreale è più potente del reale, perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione cui può spingersi l’immaginazione“.
Un romanzo a tratti comico, a tratti satirico e a volte persino inconcludente, che ci lascia, alla fine, con un leggero senso di delusione, non tanto per il libro in se, quanto per le illusioni cui ci aveva spinto a credere.

CARTASTRACCIA – TRILOGIA DELLA CITTA’ DI K. – Agota Kristof

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Letture disordinate, consigli e bla bla bla.

“TRILOGIA DELLA CITTA’ DI K.”

Una città indefinita, un tempo vago e persone simili a fantasmi.
Agota Kristof inizia così il suo romanzo, con  una crudeltà e una freddezza che non si è pronti a leggere in un incipit di un libro.
Due bambini  – che inizialmente sembrano essere stati salvati dalla loro stessa mamma –  vengono lasciati alla nonna per poter sfuggire alle bombe che si abbattono come stelle cadenti sulla grande città di K.
Ma la salvezza è ben lontana. Non esiste salvezza perché la guerra, il dolore, la sofferenza e l’orrore vanno oltre il tempo ed i luoghi.
Tutta la prima parte della trilogia è pervasa dal senso del “vero”. La sensazione che ci si incolla addosso è quella che stiamo leggendo qualcosa di indiscutibilmente reale. Entrando nella seconda parte si ha la sensazione di aver perso ogni intima barriera contro il micidiale veleno della verità.
Ma lentamente sembra di riconoscere punti di normalità, di vita vissuta, di luoghi familiari… Eppure, dopo poche pagine, ci rendiamo conto di essere dentro un vortice di caos che ci ha fatto inseguire la dimensione cui siamo abituati lasciandoci con la cocente delusione di aver rincorso una chimera.
Non c’è speranza. Non ce ne sarà. Nessuna redenzione.
Tagliente come una lama, la Kristof ci mostra un mondo arido, secco e sterile. Un romanzo che non lascia indifferenti.

Friday Inspirations – #035

Friday Inspirations – #035

“Friday Inspirations” è la raccolta settimanale delle “immagini” e dei gadget più suggestivi, simpatici e stimolanti scovate in giro per il web da noi e dai nostri lettori. Se vuoi segnalarci i tuoi lavori, quelli di qualcuno che conosci o più semplicemente qualcosa di interessante che hai trovato in giro per il web puoi scriverci a [email protected] Tutte le segnalazioni dovranno avere come oggetto: “Friday Inspiration” (altrimenti rischiamo di perderle) e devono contenere, oltre le immagini o i link anche il nome ed il sito dell’artista. Le segnalazioni che non rispetteranno le indicazioni richieste verranno scartate.

 

“May the 4th be with you” di Dan Rojaz

 

foto di Domdesig

 

“Cluster” di Jeremy Geddes

 

“oh! yes…” di Marco Puccini

 

“Pulp Minion” via Wearviral

 

“Frontier Optometry” di Ben Marriott

 

“soul skul” di Isra MC

 

“Faceless D.F.” di Ale Alvarez via Abduzeedo

 

“Victor & Luis” di Cesar Blay

CARTASTRACCIA – IL CACCIATORE DI AQULONI di Khaled Hosseini

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“IL CACCIATORE DI AQUILONI”

“Tornare a Kabul era come imbattersi in un vecchio amico e scoprire che la vita era stata impietosa con lui, privandolo di tutto.”

Sullo sfondo lo spaccato di trent’anni di Afghanistan. La fine della monarchia, l’invasione russa, l’avvento dei Talebani. In primo piano il racconto della vita di due ragazzi, di un’amicizia spezzata e di scelte.

Amir ed Hassan. L’apparente favola del principe e il povero diventa in realtà una storia di legami e di crescita interiore.
Hosseini descrive in maniera ammirevole e sicuramente suggestiva la sfera emotiva e la crescente consapevolezza della responsabilità delle scelte del protagonista.
Alla fine degli anni 70 durante  “la caccia agli aquiloni” nella città di Kabul, Amir assiste allo stupro di Hassan – suo servitore ma intimo amico –  da parte di alcuni coetanei; la decisione di non intervenire lo seguirà inconsciamente per tutta la vite, riaffacciandosi prepotentemente moltissimi anni dopo, nella sua tranquilla esistenza di marito, negli USA, dove suo padre lo aveva portato – ancora adolescente – per salvarlo dall’occupazione russa dell’Afghanistan.
Ed è il senso di colpa per la profonda ingiustizia inflitta al suo amico che condurrà Amir dall’America alla sua terra natia, percorrendo un viaggio più alla scoperta delle relazioni e dell’amore che di un luogo fisico e  che gli permetterà di purificare il dolore covato negli anni e di diventare finalmente ricco di quei valori e di quell’affetto che il suo amico Hassan gli aveva silenziosamente dimostrato.
Un racconto poetico ma non sdolcinato in cui Khaled Hosseini ci insegna senza mettersi in cattedra quanto le responsabilità, l’amore e le relazioni umane siano una parte fondamentale della vita e come, senza di esse, molte delle cose che ci circondano perdano di senso.